Marzo 3, 2023

Intelligenza conversazionale in Sanità, quali applicazioni ?

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Gli apprezzabili e per certi versi inattesi risultati raggiunti dall’applicazione del “deep learning” ai modelli avanzati di gestione del linguaggio (Large Language Models), hanno reso disponibili forme avanzate di intelligenza conversazionale come la piattaforma Chat GPT (Generative Pretrained Transformer).

Sull’onda del giustificato entusiasmo generale, si potrebbero prevedere ora, imminenti applicazioni anche in ambito diagnostico o terapeutico oltre a quello dei chatbot relazionali che, pur in forme non così avanzate e con modesti risultati, già vengono impiegati da alcuni anni.

Cosa manca a questi chatbot avanzati, che sembrano registrare successi in molti campi, per essere arruolati ad esempio nei sistemi di telemedicina fino ad arrivare a limitare o sostituire l’intervento da parte di un medico ?

Anzitutto è importante tenere presente che l’intelligenza artificiale in ambito sanitario sia altro, intendiamo  qualcosa di molto più strutturato, su cui c’è tanta ricerca, su cui ci sono prove di efficacia. A volte non vanno tutte nella stessa direzione, ma c’è un movimento solido di ricerca e si parla di cose concrete. Si parla di sistemi che analizzano una grande mole di dati e riescono a trovare relazioni fra causa ed effetto.

Ad esempio per quanto riguarda l’aspetto diagnostico, che è l’area sulla quale si sta lavorando molto in questo momento, esistono sistemi che forniscono delle diagnosi affidabili tanto quanto quelle offerte dai medici, anche i più esperti. Ci sono ancora dei limiti per un’introduzione formale di questi strumenti nel percorso assistenziale, però ci si sta arrivando pian piano.

Motori conversazionali come Chat GPT al momento invece non contestualizzano, cioè non prendono decisioni sulla base di contenuti scientifici estratti da articoli scientifici di riferimento ma tendono a fornire sempre una risposta anche quando non hanno elementi scientifici sufficienti. Parafrasando Socrate, potremmo dire che “non sanno di non sapere”.

Affideremmo dunque una diagnosi ad un sistema, pur raffinato, che sceglie frasi che hanno più probabilità di avere un senso logico rispetto a ciò che è stato precedentemente «scansionato» ? Al momento la risposta è ovviamente negativa. anche se da subito ci sono compiti minori che, fatti i debiti perfezionamenti, potrebbero essere affidati a sistemi di “intelligenza conversazionale avanzata”.

Pensiamo ad esempio alla possibilità di “tradurre” i referti o altri documenti, scritti da un medico, in un linguaggio meno clinico e quindi immediatamente fruibile a quei pazienti che sono meno in grado di digerire terminologia medica. O ancora, si potrebbero adattare queste piattaforme conversazionali allo scopo di supportare la raccolta dati di profilazione del livello di rischio clinico della popolazione mediante questionari interattivi cui i cittadini potrebbero rivolgersi online.

Insomma, se ci vorrà del tempo affinché l’intelligenza artificiale divenga pervasiva nella pratica clinica con svariate applicazioni in quasi tutte le discipline mediche, crediamo che i tempi siano maggiormente maturi per quanto riguarda la comunicazione e la relazione di cura con il paziente. In questo ambito Connect Informatics sta concentrando gli sforzi a cominciare dal team di ricerca e sviluppo.

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